giovedì, novembre 08, 2007

Ricominciamo dalla spazzatura

La sera precedente discutevo con Lia di un incontro sulla Birmania, proposta da un gruppo di miei conoscenti politicamente impegnati.

La cosa in se mi sembrava un'assurdità totale. Fare un incontro sulla Birmania è come fare un incontro sul Darfur: ti deprimi a sapere che c'è un posto dove le cose vanno malissimo, e su cui tu non ci puoi fare niente. O peggio, hai l'impressione di aver fatto qualcosa perchè ci hai fatto un convegno.

Quando dico “non ci puoi fare niente” intendo esattamente questo: che nessuna delle azioni che una persona comune può fare hanno un impatto significativo sugli eventi in corso in Birmania (o nel Darfur, o in Mongolia, o in qualsiasi altro dei posti disgraziatissimi che riempiono il nostro pianeta).

Io proponevo di occuparci di una cosa molto più prosaica. In particolare di raccolta dei rifiuti. Ossia, munnezza.

Munnezza? Munnezza. Spazzatura. Quella cosa che tutti produciamo, chiudiamo in un sacchetto e “in qualche modo” sparisce da “qualche parte”. Dove ovviamente il trucco è capire il modo e la parte.

L'obiezione che Lia mi rivolgeva era, giustamente, che la spazzatura non è argomento affascinante. Non esalta gli spiriti. Non è una cosa su cui un paese dotato di una coscienza civile può mobilitarsi. Non ci trascini dietro orde di giovani a combattere.

Il problema è che io sono convinto che noi non siamo un paese dotato di una vera coscienza civile. ossia della consapevolezza, da parte dei cittadini, che essi sono il cane da guardia della democrazia.

Non la magistratura, la polizia o i giornali. No. Sono i cittadini, nella loro interezza, possono garantire la qualità della democrazia di cui dispongono. La magistratura, la polizia, la stampa possono aiutare e anzi svolgono un ruolo per molti aspetti essenziale.

Ma in assenza di una precisa coscienza del ruolo nel sistema democratico dei cittadini, non c'è democrazia che possa funzionare.

In Italia il problema è esattamente questo: manca una consapevolezza precisa di questo ruolo.

Tale consapevolezza è faticosa. Il mondo in cui viviamo è complicato, sia per motivi reali (ci sono tante cose da fare) sia per motivi creati ad arte (se è difficile da capire, è più facile fare cose scorrette senza che nessuno se ne accorga). In un mondo complicato è facilissimo mettersi a inseguire fantasmi e scandalizzarsi per cose che sono normali, e non accorgersi magari delle vere scorrettezze che vengono fatte sotto il proprio naso.

La cosa di cui bisogna rendersi conto, quando si allena la propria coscienza civile, è che non è una battaglia contro altri che non siano i propri pregiudizi. Per esperienza diretta, affrontare un argomento reale un minimo vicino a voi vi farà scoprire centinaia di stranissime cose, e soprattutto vi riempirà di sorprese a non finire. Soprattutto, farà rovesciare molte idee preconcette su tantissime cose. Qualcuna classica è che tutti i politici rubano, tutti gli impiegati statali sono dei lavativi, eccetera eccetera eccetera.

Affrontare un argomento concreto come la spazzatura permette di far crescere la coscienza civile propria e dei propri politici. Noi impariamo a giudicare sul merito e non in base all'appartenenza partititca. Non si segue un'idea o un leader preconfezionato: si giudica la persona e la sua capacità di realizzare qualcosa.

Ma si fa crescere anche la classe politica, che si abitua a dover essere preparata e a dover dare conto delle proprie azioni. Le strade sono sporche perchè abbiamo scelto la ditta sbagliata. La tassa sui rifiuti aumenta perchè non abbiamo saputo gestire la raccolta differenziata. E così via.

Se fossimo un paese normale, sarebbe assurdo parlare di coscienza civile a partire dalla spazzatura. Ma chi ha detto che siamo un paese normale?