Le proposte bislacche di un ex ministro
L'ex presidente, ex ministro, ex direttore della Banca d'Italia Lamberto Dini ha elencato sette punti chiave per garantire la sua fiducia al governo Prodi.Li potete leggere qui, sul Corriere della Sera.
Se fossero le proposte di un avventore di bar per camionisti, sarebbe lecito sorriderne. Trattandosi di un ex presidente, ex ministro ed ex direttore della banca d'Italia c'è da restare sgomenti. E c'è da dar ragione allo stesso Dini, quando afferma che la meritocrazia in Italia non esiste: infatti, non si capisce come faccia un personaggio del genere ad essere diventato direttore della Banca d'Italia eccetera.
Partiamo dall'introduzione.
"Neanche al culmine di una fase economica espansiva il nostro bilancio pubblico raggiunge il pareggio; e si continua ad alimentare quel debito che costituisce la fornace nella quale l'Italia brucia le proprie speranze in un futuro migliore."
Benissimo. Quindi, un obiettivo chiaro sarebbe (o dovrebbe essere) quello di raggiungere il pareggio di bilancio, e accelerare la riduzione del debito pubblico. Siccome inoltre, a parlare non è l'avventore di cui sopra, ma un ex ministro del Tesoro, si potrebbe sperare di vedere qualche numero, almeno vagamente sensato. Tanto per discutere di cose serie.
Niente di tutto ciò.
Si incomincia con una fantastica "riduzione del 5% del personale della PA, attraverso pensionamenti anticipati."
Ora, siccome non è possibile gasare le persone, il personale della PA passerà da prendere i soldi come dipendente a prendere i soldi come pensionato. Sarà inoltre necessario pagargli la liquidazione (che d'accordo, è un debito già presente a bilancio, ma la liquidità necessaria per pagare questo debito ha comunque un costo). E, dulcis in fundo, ridurrebbe ulteriormente la capacità dell'Italia di raggiungere uno degli obiettivi di Lisbona relativamente alla percentuale di persone impiegate.
Poi discutiamo del criterio: che vuol dire "il 5% del personale"? E' un modo di pensare da ragionieri, non da manager. Qualsiasi manager sa che, in un'azienda, il punto è riuscire a buttar fuori i fannulloni e spostare il personale dove serve. Punto e a capo. Dini propone di ridurre del 5% gli ispettori del fisco? quelli del lavoro? i magistrati? Di chi, esattamente, stiamo parlando?
E' molto comodo parlare genericamente. Molto meno comodo provare a puntare il dito, e indicare chi deve andare via.
Il punto 2 è ormai un evergreen: il ridimensionamento dei costi della politica, abolendo le provincie. Chissà come mai, quando si parla di costi della politica i politici romani partono sempre dalla periferia, e mai dal centro. Lo stesso Corriere ha, per esempio, illustrato come le misure di contenimento dei costi dei due rami del Parlamento siano eccezionalmente modeste. Ma non si ha notizia di una posizione di Dini sull'argomento.
Ora, come ricorda Dini, per fare una cosa del genere ci vuole una revisione della Costituzione. Una banalità. Con la stessa revisione si potrebbe ridurre il numero dei parlamentari italiani, cosa che stranamente Dini si è guardato dal proporre. Anche qui, comunque, nessuna indicazione di quanto l'operazione permetterebbe di risparmiare. Ma andiamo avanti.
Il punto 3 è "Una riduzione del carico fiscale per i contribuenti". Ora, bisogna essere coerenti. Se uno sostiene che l'Italia non ha il bilancio in pareggio, ed ha un grossissimo debito pubblico, poi non può parlare di riduzione delle tasse. Potrebbe (e dovrebbe) chiedere che ogni centesimo in più sia destinato alla riduzione del debito. E avrebbe perfino senso: facciamo cinque anni di sacrifici, riduciamo il debito e riconquistiamo un futuro per i nostri figli. Anche qui, nicht numeretti.
Con il punto 4 si parla di rinunciare "alle centinaia di programmi inconcludenti" di sviluppo del Meridione. Se sono centinaia, Dini avrebbe potuto avere l'accortezza di indicarne una decina, magari su un sito su Internet. Tanto per far capire che un ex ministro non gioca a fare il qualunquista. Poi, che ci siano sprechi, nessuno lo nega. Ma ci vorrebbe una capacità di indicarli per nome e cognome. Così, tanto per fare una cosa nuova.
Trascuro i punti 5, 6 e 7 che sono sullo stesso tono.
Non c'è un numero.
Non c'è una cifra.
Non c'è un obiettivo chiaro che sia uno.
E soprattutto, non si capisce perchè quanto proposto dovrebbe ridurre il debito, portare il bilancio a pareggio e rilanciare l'economia italiana.
Proprio non si capisce.
Ma forse per capire bisogna essere ex Presidenti, ex Ministri ed ex Direttori della Banca d'Italia.

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